Biografia di Paolo Barile

Paolo Barile

Paolo Barile nasce a Bologna il 10 settembre del 1917. Poco dopo la laurea, conseguita a Roma, viene chiamato alle armi, nel 1939. Durante il periodo bellico, vince il concorso in magistratura e prende servizio nel 1941 presso il tribunale militare di Trieste. Già in questo periodo aderisce al movimento Giustizia e Libertà , ispirato alle idee di Pietro Gobetti e successivamente, dopo l’8 settembre 1943, ricongiuntosi alla famiglia a Firenze partecipa attivamente alla Resistenza; fu catturato e torturato presso la prigione della Fortezza da basso e sfuggì per poco alla condanna a morte. Dopo la Liberazione, si intensificano i suoi rapporti con un altro grande antifascista fiorentino, Piero Calamandrei, con cui collaborò ininterrottamente fino alla morte di quest’ultimo. Grande avvocato, come il suo Maestro Calamandrei, e grande costituzionalista, Barile non volle mai scindere l’impegno scientifico e l’insegnamento universitario dall’impegno civile. Del suo insegnamento resta una traccia tuttora rilevantissima in quello che è stato uno dei manuali più utilizzati in tutta Italia (prima col titolo di Diritto costituzionale e poi con quello di Istituzioni di diritto pubblico). Sempre in campo accademico, promosse, insieme a Giovanni Spadolini, Alberto Predieri e Silvano Tosi il Seminario di studi e ricerche parlamentari, ancora oggi scuola di alta formazione per le burocrazie delle Assemblee elettive. Numerosissime le sue opere scientifiche dedicate ai più diversi temi del diritto costituzionale: dal valore della Costituzione come norma giuridica, ai temi della forma di governo e soprattutto alla disciplina dei diritti di libertà, con particolare riferimento alla libertà di manifestazione del pensiero. Per questo suo straordinario contributo, fu chiamato a far parte dell’Accademia dei Lincei e ricevette la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica istruzione. Non meno rilevante il suo impegno civile. Amico di Padre Balducci, non esitò a schierarsi a difesa dell’ala più progressista della Chiesa fiorentina, pur mantenendo ferma la sua laicità. Fino agli ultimi anni della sua vita non ci fu polemica o dibattito sulle questioni istituzionali che non lo vide presente da protagonista, sempre mantenendo il suo stile sobrio e radicato in argomentazioni di natura giuridica, sempr, come dimostrano anche i suoi numerosi interventi sui quotidiani nazionali. Chiamato da Ciampi a ricoprire l’incarico di Ministro per i rapporti con il Parlamento non esitò ad accettare, nonostante la già incipiente malattia, svolgendo il suo compito con la determinazione e l’entusiasmo di sempre. Muore a Firenze il 1 giugno 2000, a ottantatre anni.